Publicado en AMOR, Comunicación, CONFIANZA, CORAZÓN, DIOS, SANACION, TERNURA, VIDA

DALL’INSOFFERENZA ALLA GIOIA.


La sofferenza fa parte della nostra vita, spesso è superiore alle nostre forze nel senso che è imponderabile e imprevedibile: va cercato il modo migliore per affrontarla e superarla.

L’insofferenza, è uno stato interiore che logora la vita, arrivando al punto di togliere alla persona anche la possibilità di godere e gioire.

cactus3

L’insofferenza può manifestarsi in svariati modi:

  • Non fa bene preoccuparsi per quel tanto da fare che c’è sotto gli occhi continuamente alla nostra vita. Finché viviamo ci sarà sempre di fronte a noi un problema da risolvere.

Quindi è deleterio e mortificante lasciarsi affliggere da questa realtà. È opportuno incontrare, uno dopo l’altro, ciascuno dei lavori che si presentano, nella consapevolezza che potremo adempiere bene se non quel lavoro. Molti altri resteranno disattesi, e ogni momento è buono per poter essere chiamati a lasciare tutto incompiuto.

  • Non fa bene lasciarsi coinvolgere emotivamente dalle situazioni.

È salutare controllare e verificare la propria saldezza interiore. È questa che ci permette di vedere ogni situazione problematica e drammatica che sia con quella lucidità e obiettività che ci porteranno a intravedere la soluzione, se ci fosse, per quel problema. Il coinvolgimento emotivo dà l’illusione di essere maggiormente partecipi a una situazione; in realtà crea uno stato di agitazione interiore, un’insofferenza che è inutile e nociva.

  • Non fa bene lasciarsi far male dal giudizio degli altri. Quando agiamo dobbiamo confrontarci con il nostro criterio interiore che, fondamentalmente, è un criterio di bontà e benefico. Esso è capace, nella maggioranza dei casi, di suggerirci quanto è bene per noi e per gli altri.

Essere succubi del giudizio degli altri significa non credere in sé stessi e affidare ad altri la valutazione sulla bontà o meno del nostro agire, significa “sentirsi” approvati o condannati da voci esterne anziché dalla propria coscienza, quindi vivere nell’incertezza e nell’insofferenza.

  • Non fa bene paragonarsi agli altri: anche questo è un grande motivo di insofferenza.

Ognuno di noi è unico, ha una sua esperienza, una sua particolare storia intessuta di gioie e di sofferenze. Ognuno di noi ha dei ritmi personali di reazione, di crescita, di evoluzione interiore.

Ognuno di noi ha una costituzione spirituale, psichica e fisica propria di quel momento della sua vita, cioè un’età che non è solamente data dagli anni che ha.

Ognuno di noi vive stati d’animo diversi, inspiegabili spesso ai suoi stessi occhi o alle sue analisi interiori.

Ognuno di noi, insomma, è una persona che non può essere sovrapponibile a nessun’altra persona al mondo.

Il paragonarsi a un’altra persona, quindi, non può che essere una operazione indebita, intollerabile, anzi senza senso, e, quindi, fonte di disagio e di insofferenza.

  • Non fa bene lamentarsi o per le situazioni che giudichiamo storte, o per l’agire delle persone, o per le condizioni meteorologiche o per qualsiasi altra cosa che non approviamo.

In definitiva noi vediamo ciò che ci sta di fronte, aggiungendovi sempre un giudizio che non ci permette di incontrare la pura e semplice realtà.

Noi stiamo bene nella misura in cui giungiamo ad incontrare persone, situazioni e cose così come esse sono.

Non sono le cose che ci danno fastidio, è la maniera e lo stato d’animo con la quale noi le incontriamo.

Il lamentarsi logora l’interno senza cambiare nulla all’esterno; crea sofferenza solo a noi e non raggiunge nulla di ciò che noi giudichiamo fuori posto.

Tutto si svolge nel nostro animo che entra, così, in uno stato di insofferenza lasciando le cose esterne così come sono.

L’atteggiamento più sano al nostro spirito è essere spettatori impassibili dinanzi alle situazioni che non possono essere cambiate e attori efficaci per quelle situazioni il cui cambiamento è legato al nostro operare.

L’atteggiamento più sano, in definitiva, è quello di cambiare soprattutto il nostro mondo interiore. La nostra vita, in definitiva, è spesso chiamata a fare i conti con la sofferenza.

Ma il vero male è che la maggior parte di essa ce la procuriamo noi con le nostre stesse mani.

Abbiamo distinto la “sofferenza” e l’insofferenza” quasi che quest’ultima sia più nelle nostre mani, rispetto alla sofferenza che pensiamo quasi ineluttabile.

In verità “sofferenza” o “insofferenza” sono sempre uno stato negativo e doloroso della nostra giornata.

Prendiamo come esempio il lamentarci: Il lamentarci è la forma, forse, di insofferenza più diffusa.

Ci lamentiamo di mille cose della vita, e, in genere, di cose banali e molto insignificanti.

Ci lamentiamo del tempo, di piccole decisioni che non condividiamo, della diversità di caratteri, del modo di fare delle persone che ci attorniano, degli inconvenienti e imprevisti anche insignificanti della vita.

Che fare? Tacere? Tacere non basta se significa solamente mordersi la lingua, ma, poi, star male “dentro”. Noi siamo chiamati ad un altro tipo di silenzio.

Il silenzio migliore è dato dal fatto di ricordarci di vedere in ogni piccola contrarietà della vita un lineamento del volto di Gesù che vive in noi.

Il silenzio nasce, così, non dal fatto di tacere, ingoiare, sopportare, pazientare stoicamente, ma dalla novità che noi non guardiamo l’inconveniente che ci affliggerebbe, ma una Persona.

Questa Persona, che porta la croce, è la stessa Persona del mattino della Risurrezione.

Ed ecco che il nostro interno, se aderiamo a Lui, è reso partecipe di questo delizioso mistero di morte e risurrezione.

La nostra anima, lungi dall’essere amareggiata e contrariata, viene a passare da uno stato di insofferenza a uno stato di quiete, di serenità, di gioia, di pace, proprio quella pace che è dono del Risorto, che il mondo non conosce, e che nessuno potrà mai toglierci.

Questo segreto di trasformazione porta, in altre parole, a guarire quella parte interiore di sé che risulta sofferente: è il miglior modo di amare se stessi.

Dal libro// C A M M I N O D I   V I T A, P. Michele Triglione

Anuncios

Autor:

Mi nombre es Maria Dilma. Con este Blog, quiero compartir mis experiencias. Me sirvo de LA PALABRA escrita, por medio de frases cortas y bien pensadas, que surgen del sentimiento más profundo de mi ser. Cada pensamiento será producto del momento y las circunstancias en las que se dan. Soy consciente de que todo mensaje responderá a quién y desde dónde se diga, y esto puede dañar, ensalzar, difamar, informar o desinformar a las personas. Sin embargo, quiero que junt@s "nos conozcamos a nosotros mismos, seamos lo que debemos ser". Aquí encontrarás temas Espirituales en la vida cotidiana y, sobre todo, temas psicológicos. Espero que sea de tu agrado y que Dios -PALABRA VIVIENTE- me ayude a llegar a ti por medio de mis reflexiones y a no perder de vista el fin propuesto. Seas BIENVENIDO/A.